Gooligan mira su Android, violati oltre 1 milione di account

Gooligan è la nuova campagna malware che è riuscita a violare oltre un milione di account Google, 13 mila device infetti al giorno.

Gooligan è la nuova minaccia alla sicurezza di Android per gli account Google ed ha già fatto moltissimi danni.

Si tratta di un malware che riesce a violare 13 mila dispositivi al giorno.

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Il malware è stato scoperto da Check Point, un’azienda che lavora nel campo della sicurezza ed ha scovato anche questa nuova minaccia.

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Attraverso Gooligan vengono prelevati i token degli utenti, ossia i codici che stanno ad indicare l’identità elettronica degli utenti, utile per poi accedere ai dati di Gmail, Google Photos, Google Docs, Google Play, Google Drive e G Suite. Obiettivo è quello di prendere il controllo totale del dispositivo per poi introiti con l’installazione illecita di app da Google Play, facendole pagare ovviamente alla vittima. Secondo i dati che fornisce Check Point, Gooligan ogni giorno installa almeno 30.000 app sui dispositivi che colpisce, ovvero più di 2 milioni di app dall’inizio della campagna. Un dato che preoccupa è che centinaia di milioni di account sono legati ad email aziendali, questo potrebbe a sua volta contribuire alla diffusione di Gooligan con conseguenze ancora peggiori.

Questa la lisa delle app violate che ha fornito Check Point, prendetene nota:

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La realtà virtuale è Open

La realtà virtuale è sempre meno virtuale: OSVR, il più grande consorzio della realtà virtuale open source ha annunciato un update di Steam che fa ben sperare per il futuro.

Grosse novità per gli amanti della realtà virtuale. Non si tratta di novità tecnologiche di immediato impatto ma di una pietra fondante che cambierà il mercato di riferimento e darà una forte accelerata allo sviluppo di hardware e software specifico per questa tecnologia ancora poco utilizzata.

OSVR™, che sta per Open Source Virtual Reality, ha annunciato da qualche giorno che grazie alla partnership con Valve fornirà un update della piattaforma videoludica Steam con il quale garantirà supporto e visibilità a tutti i contenuti di realtà virtuale derivanti dal mondo open. Questo significa avere un singolo punto di distribuzione per tutti gli appassionati del genere.

Per i non addetti ai lavori OSVR™ è la più grande piattaforma software della realtà virtuale open source il cui scopo è fornire uno standard aperto per lo sviluppo di headset, controller e videogiochi che permettano la creazione di un sistema eterogeneo ma pur sempre interoperabile . Supportata dai leader del settore, il framework OSVR unisce sviluppatori e giocatori sotto un’unica piattaforma.

L’idea alla base è avere una piattaforma comune che permetta di unire hardware e software proveniente dal mondo open e dai diversi brand in gioco per garantire al consumatore una scelta libera e maggiormente personalizzata in linea con le sue esigenze. Ricordiamoci che la realtà virtuale è fortemente legata alle sensazioni del singolo utente e una scelta “senza vincoli” rispettando al contempo gli standard di compatibilità è ovviamente la più auspicabile. Poter scegliere headset e controller in base alle personali sensibilità garantirà un’esperienza il più possibile fedele a quella in prima persona.

Questo tipo di approccio permetterà esperienze immersive di altissima qualità.

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Microsoft abbraccia l’open source

L’azienda di Redmond ha deposto l’ascia contro il software libero aderendo alla Linux Foundation. Ma non c’è niente di cui sorprendersi.

 

La battaglia è finita. Sono lontani i tempi in cui Steve Balmer, CEO di Microsoft, definiva Linux, un “cancro”. È notizia di qualche giorno fa che nella grande famiglia dei sostenitori del software libero sia arrivata la Microsoft Corporation, azienda i cui miliardi di fatturato derivano esclusivamente da software proprietario.

Lo fa inoltre diventando fin da subito “Platinum Member”, garantendo cioè, un versamento minimo di cinquecentomila dollari l’anno alla Linux Foundation. Colossi come Google e Facebook si sono “fermati” allo status di “Gold Member”.

La Linux Foundation è un organizzazione no-profit il cui scopo è creare ecosistemi digitali in grado di accelerare lo sviluppo di software open source e come quest’ultimo possa essere adottato in soluzioni commerciali di primissimo livello.

La notizia comunque non è un fulmine a ciel sereno. Da tempo l’azienda di Redmond aveva sposato, seppur per ristretti ambiti, la filosofia open. Ad oggi alcuni programmi Microsoft come PowerShell, Visual Studio, e ChakraCore (un interprete JavaScript) sono rilasciati come software open source. Oltre ad un partenariato con Canonical per portare Ubuntu su Windows 10, la piattaforma Cloud Azure ormai da tempo fornisce la possibilità di creare macchine server Linux in pochissimi click.

Parlando invece del mondo mobile, Microsoft ha formalizzato quest’anno l’acquisizione di Xamarin una piattaforma open per lo sviluppo di applicazioni mobili. E sebbene fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile , dopo l’acquisizione Xamarin è rimasta open.

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Il traffico mobile su internet ha superato quello da desktop

Il traffico mobile su internet ha finalmente superato quello da desktop, come già si aspettava da tempo. Cosa è cambiato?

 

Che il traffico mobile su internet avrebbe superato quello da desktop era risaputo da tutti, da Google in primis. Già il “mobilegeddon” fu un giocare d’anticipo, per arrivare pronti e preparati a questo momento.

Ma adesso ci siamo, non si può più tornare indietro.

La rivoluzione è finita? Chi ha vinto? Io so soltanto che ormai chi non è mobile friendly è fuori gioco, fuori da internet, quasi. Sarebbe come cercare di continuare a vendere album musicali su musicassetta!

Se vogliamo parlare dell’internet inteso come mezzo di comunicazione, e non come fenomeno di massa, possiamo già definire il concetto che “internet è mobile”, che internet ti segue ed è con te in ogni momento ed in ogni aspetto della tua giornata.

Se invece vogliamo vederla da un punto di vista tecnico, ormai avere siti web responsive e mobile friendly non è più un’opzione (non lo è da tempo) ma un obbligo. Nonostante questo ci sono ancora alcuni siti web che non si adattano alle risoluzioni mobile, che non sono ben navigabili e che affaticano l’utente quando accede alla ricerca di informazioni. Questo è uno dei motivi per cui Google penalizza i siti web che non sono mobile friendly, ovvero che sono ben lontani dall’essere ben visualizzabili da mobile.

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Come comportarsi online: la netiquette

Come comportarsi online: la netiquette

Netiquette: tutti ne hanno sentito parlare ma in pochi sanno veramente cosa sia e ancora meno ne fa un uso corretto. Ma partiamo dall’inizio.

Il termine netiquette è un neologismo relativamente recente che unisce il vocabolo inglese network (cioè rete) e quello francese étiquette (ovvero buona educazione). Si tratta di un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi con gli altri utenti.

La netiquette nacque circa venti anni fa, addirittura prima che si diffondesse l’uso di internet, nei newsgroup Usenet, ovvero la rete mondiale di server tra loro interconnessi. Viene considerata l’etichetta della rete, tuttavia non si tratta di un semplice galateo, né di un codice di comportamento e neppure di una serie di regole. La netiquette è la raccolta di criteri dettati dal buon senso che aiutano a migliorare la qualità del dialogo della comunicazione online e a evitare incomprensioni e problemi, anche se si tratta in buona parte di criteri di comportamento che sono validi anche fuori dalla rete. Il rispetto della netiquette non è imposto da alcuna legge, ma la registration authority italiana (ovvero l’autorità responsabile per l’assegnazione dei nomi a dominio nel country code .it) ne impone la conoscenza e il rispetto a chiunque registri un dominio. Si tratta tuttavia principalmente di una cautela difensiva in quanto non c’è mai stato un reale intervento per fare rispettare la netiquette o azioni legali che facessero riferimento a quella clausola.

È indirizzata in particolare alle aree online di dialogo collettive, come commenti nei blog, nelle pagine facebook o nei forum, tuttavia in parte è adattabile anche allo scambio di corrispondenza privata e oggi, con la diffusione a macchia d’olio di ogni tipo di social network, viene applicato anche da alcune aziende nei loro profili pubblici, come ad esempio Wind, Algida, Rai o Ceres.

Non esiste un unico modello, solo delle linee generali che dovrebbero essere condivise da tutti: ad esempio, per gli utenti è fondamentale non pubblicare contenuti volgari, non offendere nessuno, non violare la privacy di terzi e così via. L’amministratore di una pagina non deve invece appropriarsi di contenuti non suoi, deve fornire sempre i crediti delle foto che utilizza e citare sempre la fonte di eventuali articoli condivisi. È inoltre buona educazione rispondere ai messaggi che vengono lasciati, a meno che non si tratti di spam, ovviamente. Una buona norma per entrambi è di non scrivere interi messaggi in maiuscolo, poiché sul web equivale ad urlare e può risultare molto fastidioso.

Nel dubbio, il comportamento da seguire è solo uno: trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati. E soprattutto portare rispetto, concetto che, visti i recenti accadimenti, viene spesso dimenticato, lasciando i leoni da tastiera liberi di cacciare.

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