Il potere dei dati per salvare il mondo

Il potere dei dati per salvare il mondo

I Big Data sono uno strumento straordinario per incrementare giornalismo e politiche sociali. Da Pisa un invito a farne un buon uso.

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L’analisi e la visualizzazione dei dati possono migliorare il lavoro dei governi, quello degli attivisti e le ong, sostenere campagne giornalistiche in grado di cambiare davvero la sensibilità dell’opinione pubblica. I dati salveranno il mondo? Dall’Internet Festival di Pisa sono emerse alcune testimonianze che possono essere di ispirazione per il futuro.

Al panel “il potere dei dati al servizio dell’umanità” hanno partecipato, sabato a Pisa, alcuni nomi tanto interessanti quanto diversi fra loro. La giornalista Emma Lupano ha raccontato le incredibili storie della censura cinese e di come giornalisti e attivisti adoperino la confusione orto-fonica della lingua cinese per far passare dei messaggi allegorici dalle maglie della censura. Simbologie netizen impossibili da comprendere per gli occidentali – ad esempio strane creature mitologiche inventate su Baidu, o pagine di giornale dedicate a zuppe dagli effetti miracolosi per ristabilire armonia e quiete – senza il lavoro di mediazione culturale di giornalisti esperti sinologi.

 

Un esempio invece tutto europeo è quello che ha portato alla creazione del database The Migrants Files, un meraviglioso esempio di lavoro giornalistico sui dati che ha portato alla pubblicazione in contemporanea su 6 testate europee, questa primavera, del primo studio che ha stimato il numero di morti nel mar Mediterraneo dal 2000 ad oggi. Numeri impressionanti, che sono valsi al team (di cui fa parte co-fondatore di Datamedia Hub e di Dataninja, Alessio Cimarelli) il Datajournalism Award 2014, ma soprattutto hanno il merito di aver fornito una base solida a tutte le riflessioni possibili da qui in avanti su programmi come Mare Nostrum o Frontex. Senza ideologie, ma solo fatti.

Quello che sta emergendo chiaramente in questi anni è che la materia prima dell’innovazione sono i dati. Dati che vengono prodotti continuamente da ciascuno di noi con la propria attività, andando a un bancomatl, facendo la spesa, guardando la televisione, riempiendo un formulario di qualsiasi genere. Lasciamo un’enorme quantità di dati alle nostre spalle. Quello che sta succedendo è che questa materia è diventata il corrispettivo di quel che sono stati il carbone nella prima rivoluzione industriale.

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