Streaming musicale: a guadagnare sono le major – #streaming #musica

Streaming musicale: a guadagnare sono le major

La ripartizione dei guadagni provenienti dai servizi di streaming musicale va rivista: oggi sono le major discografiche a trattenere la fetta più grande.

Musica

Al download sempre più utenti preferiscono l’ascolto dei brani senza l’obbligo di comprarli. In altre parole, il noleggio sta soppiantando l’acquisto, l’accesso ad un catalogo composto da milioni di canzoni va progressivamente a sostituire il possesso di un numero limitato di album e tracce. Da qui il successo di piattaforme come Spotify, Deezer o Google Play Music solo per citarne alcune. Ma come vengono ripartiti gli introiti derivanti dagli abbonamenti sottoscritti dall’utenza? In modo poco equo, stando a quanto emerge da un rapporto pubblicato da Music Business Worldwide.

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Prendendo in considerazione una spesa pari a 9,99 euro mensili, prezzo solitamente richiesto per un account premium, il 45,6% finisce nelle casse delle major, il 20,8% rappresenta il guadagno di chi gestisce il servizio, il 16,7% finisce in tasse, il 10% è riconosciuto ad autori e publisher, mentre ai musicisti e alle band arriva solo il 6,8% del totale. Briciole, se le si confronta con quanto trattenuto dalle etichette.

La ripartizione degli introiti derivanti dai servizi di streaming musicale

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